
L’azienda Concetti produce macchinari a Bastia: «Il 20 per cento del nostro fatturato negli Usa, scenario preoccupante, ma i nostri venditori non hanno paura, ora serve capire cosa accadrà»
IL QUADRO
Riccardo Concetti è un imprenditore che vende ogni giorno negli Stati Uniti. «Il 20 per cento del nostro fatturato è negli Usa», spiega. L’azienda Concetti, da Bastia Umbra, produce macchinari per imballaggio e li esporta ovunque. «La nostra associazione di categoria Unima sta studiando in queste ore i dettagli di una situazione molto incerta – racconta – i beni strumentali sarebbero inclusi con la tranche del 10 per cento, ma attendiamo di capire cosa succederà. Siamo preoccupati per il rischio d’inflazione negli Usa e anche per una possibile contrazione generalizzata degli scambi, che poi avrebbe ricadute anche sugli investimenti da parte delle imprese. Anche dei contro-dazi sarebbero, evidentemente, un grosso problema». Riccardo Concetti si confronta spesso con chi lavora negli Usa: «Una cosa mi colpisce: loro, gli americani, anche i nostri venditori, non sono spaventati – spiega – l’America più profonda non è scettica o timorosa, tutt’altro. Temo che non si rendano bene conto di quali potranno essere le conseguenze. Poi credo che la nostra inventiva e il nostro saper fare italiano ci aiuteranno ad affrontare anche questa fase, che ad oggi però vediamo davvero complicata».
L’allarme arriva anche da Confindustria. «La componentistica meccanica, l’agroalimentare, l’abbigliamento e la farmaceutica sono i settori più esposti – ricorda all’Ansa il presidente degli industriali umbri Vincenzo Briziarelli – l’introduzione di dazi, anche solo come annuncio, ha generato un clima di incertezza che scoraggia investimenti e programmazione».
«L’Europa – prosegue Briziarelli – deve ritrovare un equilibrio: rivedere le politiche che hanno indebolito la manifattura, a partire da una rimodulazione del green deal. Le nostre imprese hanno bisogno di stabilità, non di conflitti commerciali».
E suona l’allarme rosso dell’agroalimentare. Dall’Umbria escono ogni anno 15 milioni di bottiglie di vino dirette negli Stati Uniti. Marco Caprai, uno dei principali produttori di Sagrantino di Montefalco aveva già fatto i conti nei giorni scorsi: «Una bottiglia da 7 euro ora viene venduta sul tavolo di un ristorante americano a circa 60 dollari più il 20 per cento di servizio: circa 70 dollari. Con i dazi potrebbe arrivare intorno ai 75 dollari più servizio, totale 90 dollari ».
L’intero settore rischia conseguenze enormi: «Stimiamo un danno nell’ordine di diversi milioni di euro per le imprese agricole e agroalimentari – è il calcolo del presidente di Coldiretti Umbria Albano Agabiti – ci sono rischi per il fatturato delle nostre imprese e quindi certamente per la tenuta del mercato del lavoro in un settore che è già stato colpito duramente dal Covid e poi dalla guerra in Ucraina con un forte aumento dei costi di produzione. Bisogna reimpostare completamente la politica comunitaria – è l’appello – e occorre dire basta alle importazioni selvagge, serve una vera politica agricola da parte dell’Europa».
Federico Fabrizi
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